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Le Associazioni aderenti al Tavolo Immigrazione Salute (TIS) hanno scritto al Ministro della Salute Roberto Speranza per proporre soluzioni contro gli ostacoli all’accesso ai vaccini da parte di tanti cittadini italiani e stranieri in condizioni di vulnerabilità, fragilità sociale ed irregolarità amministrativa.

Il TIS ha elencato tra questi le persone, italiane e straniere, senza dimora e coloro che sono accolte in strutture collettive emergenziali o iperaffollate, coloro che sono senza documenti o permesso di soggiorno, i cittadini comunitari in condizione di irregolarità amministrativa, i richiedenti asilo in fase di definizione delle pratiche e gli apolidi, nonché i soggetti socialmente fragili che vivono in insediamenti informali o comunque chi non ha il medico di base ed ha difficoltà di accesso al SSN. Tra questi vi sono anche le centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici straniere in fase di regolarizzazione ed in attesa del permesso di soggiorno, per i quali non sempre è stato dato accesso al Servizio Sanitario Nazionale, pur avendone diritto.

Nella lettera le associazioni presentano al Ministero una serie di raccomandazioni per includere nel piano vaccinale le categorie ad oggi a rischio di esclusione:

- inserire in modo chiaro specifiche modalità di inclusione nel Piano Vaccinale Nazionale a favore dei soggetti socialmente fragili (definendone priorità e procedure);

- prevedere una "flessibilità" amministrativa per agevolare la vaccinazione a chi si trova sul territorio nazionale pur non avendo documenti quali tessera sanitaria, documento di identità o codice fiscale;

- valorizzare il ruolo dell’associazionismo per raggiungere una popolazione spesso invisibile alle istituzioni o "confinata" in strutture collettive, e il coinvolgimento delle comunità di immigrati e di mediatori culturali.

La SIMM e le Associazioni chiedono al Ministro un confronto e il coinvolgimento attivo su questi rilevanti temi, evitando la "solitudine" organizzativa delle varie strutture d'accoglienza, che hanno dovuto spesso definire in proprio percorsi e procedure per un'accoglienza e gestione in sicurezza.

 

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Il 6 Febbraio è la Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, oramai universalmente riconosciute come una violazione dei diritti fondamentali di milioni di bambine, ragazze e donne di domani, tra cui il diritto alla vita, alla parità di genere, alla non discriminazione e all’integrità fisica e mentale.

Negli anni l’aumento dei flussi migratori in Italia ha portato tutta la società e in particolar modo gli operatori sociali e sanitari, compresi i pediatri, a confrontarsi con tradizioni, riti e pratiche che fanno parte della cultura e/o della religione di appartenenza delle popolazioni migranti. Alcune di queste tradizioni, sulle quali si accendono questioni culturali ed etiche, rappresentano una grave forma di discriminazione nei confronti delle bambine. Tra le pratiche da contrastare apertamente, perché rappresentano una violazione dei diritti umani e una forma di violenza di genere, rientrano le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) e i matrimoni precoci forzati.

I dati sono allarmanti per le MGF così come del fenomeno delle spose bambine:

  • L’UNICEF stima che siano 200 milioni, in 30 paesi del mondo, le donne sottoposte a una forma di MGF e che le bambine sottoposte a tali pratiche siano, ogni anno, circa 2 milioni. Si stima che in Italia siano a rischio di MGF dal 15 al 24 % delle ragazze (15.000 circa) di età compresa tra 0 e 18 anni le cui famiglie provengono da paesi in cui si esegue tale pratica. Le ragazze a rischio di MGF in Italia per lo più provengono dall’Egitto e, in minor misura, da Senegal, Nigeria, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Etiopia e Guinea.
  • ogni anno, nel mondo, 12 milioni di bambine e ragazze si sposano prima di aver compiuto i 18 anni. Le stime del 2020 riportano quasi 000 ragazze in più nel mondo costrette al matrimonio forzato per effetto delle conseguenze economiche della pandemia, a cui si aggiungerebbero 1 milione in più di gravidanze precoci.

Nel corso degli anni, le politiche e le azioni di contrasto messe in atto in tutto il mondo hanno fatto ridurre in termini percentuali l’incidenza delle MGF e dei matrimoni precoci. Una delle azioni più efficaci di contrasto di queste pratiche è rappresentato dall’innalzamento del livello di istruzione delle bambine, future ragazze e donne, per renderle consapevoli dei loro diritti e capaci di rivendicarli.

Il 2020 sarebbe dovuto essere un'opportunità irripetibile per donne e ragazze. L'anno in cui si sarebbe dovuto sviluppare un piano quinquennale su come lavorare insieme per accelerare il progresso verso l'uguaglianza di genere, celebrando così il 25°anniversario della Dichiarazione di Pechino. Poi è arrivata la pandemia di COVID-19 e il 2020 ha segnato una battuta d'arresto ai progressi finora raggiunti per le bambine e ragazze in tutto il mondo. Se non si interviene in modo rapido e deciso, l'impatto sul loro futuro - e sul nostro futuro - sarà devastante.

Raggiungere l’eguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazzeè uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile identificati dall’ONU nel 2015, che contempla, tra l’altro, l’eliminazione di tutte le pratiche dannose, come il matrimonio precoce e forzato e le mutilazioni genitali femminili entro il 2030, … anno che, considerato tutto, non è poi così lontano.

In questa direnzione, con l’obiettivo di disseminare la sensibilità e le consapevolezze necessarie tra gli operatori di tutti i servizi, la SIMM sarà impegnata anche attraverso il progetto P-ACT, insieme ad Amref Health Italy, Università degli Studi Milano –Bicocca, Non c’è Pace Senza Giustizia, Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni –CONNGI  nei territori di Milano, Torino, Roma e Padova a partire dalla seconda metà del 2021.


 Completano questa riflessione, gli allegati:

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Mentre risuonano ancora i messaggi di cordoglio per la scomparsa in mare, nella notte fra il 18 e il 19 gennaio scorsi, di almeno 43 persone migranti che cercavano di raggiungere l’Europa, il 2021 si è aperto con riflessioni informali sulle politiche migratorie e dell’asilo per la negoziazione fra gli Stati Membri dei contenuti del Nuovo Patto UE e con la conseguente mobilitazione delle organizzazioni militanti per i diritti, che denunciano la violazione delle norme internazionali, europee e interne che regolano l’accesso all’asilo e delle convenzioni dei diritti umani.

Accanto ai documenti di presa di posizione di associazioni paneuropee e italiane, quali il Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esuli - ECRE (una rete di promozione dei diritti di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati, in Europa e nel contesto delle politiche esterne europee, composta da oltre 100 organizzazioni non governative provenienti da 40 Paesi europei, firmatarie della dichiarazione congiunta) e l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione-ASGI (fra le organizzazioni che hanno sottoscritto la dichiarazione congiunta e autrice di una nota ad essa collegata), può risultare di particolare interesse, per gli associati SIMM che non vi abbiano preso parte attiva o non ne siano stati già informati, la consultazione della sentenza e dei documenti delle udienze della 45esima Sessione (qui il link all'archivio), sulla violazione dei diritti umani delle persone migranti e rifugiate, del Tribunale Permanente dei Popoli apertasi nel 2017 a Barcellona, proseguita anche a Palermo e conclusasi lo scorso ottobre a Berlino.

La sessione, fondata sull’assunto che le persone in movimento costituiscano un popolo, soggetto inviolabile di diritti, ha infatti esaminato numerose testimonianze anche di medici e si basa su argomentazioni proprie dell’antropologia medica.

 L’antropologia medica critica è in particolare quell’approccio che si propone di considerare, nella lettura di malattia e salute, oltre ai fattori culturali e psicologici propri dell’antropologia medica tradizionale, anche i diversi livelli individuale, sociale e globale, combinando gli apporti di vari ambiti teorici e di idee. Il suo scopo è quello di considerare  l’effetto sui corpi e sulle menti della violenza strutturale, l’impatto delle condizioni della vita quotidiana, la rilevanza degli aspetti di genere, la banalizzazione e normalizzazione di morte e sofferenza o il loro intenzionale nascondimento alla percezione del pubblico, la mobilità forzata delle persone come esito degli interessi economici prevalenti sui mercati (accordi sul commercio internazionale, sullo sfruttamento agricolo, minerario ed energetico e nei relativi esiti sui territori, anche per effetto del cambiamento climatico) e dei rapporti di potere a livello geopolitico.

L’analisi chiama anche in causa le responsabilità dell’Italia (per la sottoscrizione dei patti con la Libia, la criminalizzazione del soccorso in mare, la chiusura dei porti), della leadership tedesca e delle politiche dell’Unione (nell’esternalizzazione delle frontiere che rimuove responsabilità e visibilità delle violazioni dei diritti, nella crescente incertezza ed erosione dei diritti di immigrati e rifugiati entro il territorio dell’Unione, nell’induzione alla passività dell’opinione pubblica).

Chiama a rendere conto del tradimento di quel “mai più”, pronunciato dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e la produzione di innumerevoli rifugiati europei, alla violazione estrema dei diritti umani che aveva motivato la sottoscrizione di convenzioni internazionali sui diritti e sulla tutela della salute nonché la formazione stessa di una comunità europea.

Il Tribunale, che raccoglie e porta avanti l’eredità del Tribunale Internazionale Contro i Crimini di Guerra (nato nel 1966 per portare un giudizio sulla guerra del Vietnam e anche noto come Tribunale Russell o Russell-Sartre) e la Dichiarazione universale dei diritti dei popoli (firmata nel 1976 e conosciuta anche come Carta di Algeri), ha come Segretario Generale, dalle sue prime sessioni, l’epidemiologo lombardo Gianni Tognoni, e ha sede a Roma presso la Fondazione Basso, in quanto il senatore socialista ligure fu fra i suoi primi aderenti e più tenaci promotori.

Ciascuna delle 7 udienze della 45a sessione si compone in genere di due documenti, un atto di messa in stato di accusa e una conclusione o una sentenza (alla penultima seduta, tenutasi a Bruxelles, si trovano le conclusioni sintetiche delle precedenti, presentate al Parlamento Europeo nel 2019).

Le sentenze del tribunale hanno un valore morale, ma spesso hanno favorito cambiamenti normativi e culturali.

L’auspicio è che la sentenza e gli altri documenti del Tribunale, molto diretti nelle proprie argomentazioni e con dettagliati riferimenti normativi, possano fornire spunti di advocacy per la SIMM e per altre società scientifiche europee, nell’approssimarsi di appuntamenti di confronto sulle politiche.

 

Claudia Gambarotta

 

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