Salute delle Donne Immigrate

Categoria: Salute delle Donne Immigrate

In questi ultimi anni è stata evidente una “femminilizzazione” dei flussi migratori in Italia negli ultimi anni. Ciò ha determinato una messa in discussione dei ruoli e dei valori tradizionali all'interno della famiglia migrante.
Tali trasformazioni esigono particolare attenzione da parte delle strutture socio-sanitarie e degli operatori che si occupano della salute, al momento dell'accoglienza e presa in carico della popolazione migrante. Come sottolinea l'OMS, l'approccio di genere alla salute è ineludibile per un efficace contrasto delle disuguaglianze nello stato di salute della popolazione” (OMS 2007); tale principio, condiviso anche dalla SIMM, porta alla considerazione che l’analisi dei ruoli di genere è un fattore determinante ed essenziale per la salute. Riconoscere le differenze non solo biologiche ma anche relative alla dimensione sociale e culturale del genere è essenziale per delineare programmi e azioni, per organizzare l'offerta dei servizi, per indirizzare la ricerca, per analizzare i dati statistici.

Diventa quindi importante:
1) approfondire la tematica dell’integrazione dei determinanti di genere rispetto alla salute delle donne migranti.
Negli ultimi anni infatti nei servizi a cui accedono le donne straniere, è emerso il fenomeno della denuncia da parte delle donne di violenze e maltrattamenti all'interno delle famiglie. L'applicazione 'rigida' delle linee guida nei confronti della violenza di genere elaborata dalle Reti antiviolenza spesso non tiene conto della componente transculturale. Inoltre, proprio tenendo conto delle rappresentazioni culturali che alcune culture hanno della famiglia (Maghreb, Bangladesh, Sri Lanka), diventa indispensabile poter lavorare con i maschi maltrattanti, che spesso all’ interno di una famiglia immigrata, hanno perso il ruolo di ‘fornitore di sussistenza’ per moglie e bambini, creando una possibile causa di ‘violenza e maltrattamento’.
Tra le varie forme di violenza di genere, il traffico di donne e di minori è una triste specificità vissuta da questa popolazione. Si tratta di una violenza organizzata, in cui è arduo distinguere i confini tra adattamento a una condizione a cui è difficile sottoporsi, sopraffazione e/o sfruttamento e reale volontarietà. Questo fenomeno si intreccia con vari aspetti: l’età giovanissima delle ragazze, il contesto di fortissimo bisogno in cui vivono, la diffusione della cultura del consumo e il miraggio di una vita migliore.
Si stima che il traffico di donne e bambine, ai fini di sfruttamento commerciale del sesso, produca un fatturato annuale che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM), arriva fino a 8 miliardi di dollari .
Data la complessità e la natura di questo fenomeno, è estremamente difficile fornire dati precisi sulle vittime di tratta a livello globale. I dati più precisi riguardano i casi denunciati o identificati, che rappresentano, naturalmente, una minima parte ella realtà.
La migrazione proveniente dalla Nigeria è dal 2015 in grandissimo aumento, con un particolare incremento delle donne e dei minori non accompagnati. L’OIM ritiene che circa l’80% delle migranti nigeriane arrivate via mare sia probabile vittima di tratta destinata allo sfruttamento sessuale in Italia o in altri paesi dell’Unione Europea, anche se non si può escludere che altri migranti di altre nazionalità siano coinvolti nel traffico.
L’OIM ha individuato alcune caratteristiche delle donne/minori immigrati in arrivo con gli sbarchi che sono dei veri e propri indicatori di tratta , utile agli operatori per avere almeno il sospetto di trovarsi di fronte ad una donna trafficata.
Assistere queste donne è un’impresa ardua perché spesso le vittime di tratta non desiderano, almeno in un primo momento, rivelare la propria situazione.
La relazione terapeutica con donne che hanno vissuto esperienze traumatiche come nel caso della violenza di genere o di tratta ai fini dello sfruttamento sessuale è un approccio complesso che richiede insieme alle necessarie competenze tecniche, ascolto e attenzione per individuare e avviare ad un percorso di aiuto.

2) un secondo aspetto che diventa indispensabile per capire come migliorare la salute delle donne migranti è monitorare l’accesso delle donne straniere ai servizi socio-sanitari territoriali e ospedalieri che si occupano di salute della gravidanza (consultori e ospedali) nelle varie Regioni.
Dalla letteratura e dall’esperienza degli operatori, le donne straniere effettuano meno visite in gravidanza e meno ecografie rispetto alle donne italiane e effettuano la prima visita più tardivamente, talora compromettendo le possibilità di diagnosticare precocemente e monitorare le condizioni cliniche che deviano dalla fisiologia e identificare problemi fisici o di carattere sociale pre-esistente (il 2.65% delle italiane e l’11.5% delle straniere effettua il primo controllo dopo la 12° settimana).
Il ricorso al taglio cesareo è più frequente tra le donne italiane, ma percentualmente più frequente è il taglio cesareo in travaglio tra le donne straniere perché talora accedono all’Ospedale poco tempo dopo il loro arrivo in Italia, senza documentazione degli accertamenti eseguiti o senza mai averne eseguito nessuno nel paese da cui arrivano. La chiusura di punti nascita periferici rende gli ospedali regionali più difficilmente raggiungibili per le donne straniere per mancanza di mezzi e per la difficoltà di organizzare la vita del resto della famiglia senza una rete di sostegno.
Tra gli indicatori di salute neonatale emergono differenze statisticamente significative a sfavore dei bambini stranieri per quanto riguarda i nati prematuri, i bambini fortemente sottopeso e i nati che necessitano di rianimazione e di un ricovero dopo la nascita.
E’ importante monitorare l’accesso e la fruibilità dei servizi delle donne senza documenti (in talune Regioni non è emesso il codice Eni per le donne neocomunitarie, che di conseguenza pagano le prestazioni) e delle donne non residenti (il “Percorso nascita” è fruibile solo dalle donne residenti).
La “regionalizzazione” della maggior parte degli investimenti economici in sanità e la riduzione in molte Regioni del numero dei Consultori, la chiusura dei punti nascita periferici, potrebbero ridurre la fruibilità dei servizi soprattutto nei confronti di donne con minore risorse economiche e maggiori difficoltà allo spostamento, poiché le donne straniere si affidano con più facilità delle donne italiane alle strutture pubbliche per l’assistenza in gravidanza.

3) Dalla Relazione annuale del Ministero della Salute sull’applicazione della Legge 194 relativa ai dati del 2017, emerge che, pur confermando che le donne straniere hanno un tasso di abortività più elevato di quello delle donne italiane, il numero delle IVG delle donne straniere si è stabilizzato e negli ultimi anni comincia a mostrare una tendenza alla diminuzione. Rimane la criticità, non espressa nella Relazione del Ministro, dell’accesso più difficile delle donne straniere, che hanno più difficoltà nella ricerca della sede in cui viene effettuato l’intervento, essendo pochi e dispersi sul territorio.
Questo e altri fattori influiscono sul fenomeno dell’aborto clandestino tra le donne straniere, che utilizzano farmaci acquistabili sul web e diffusi tra le donne stesse, che per prime hanno utilizzato in Italia il misoprostolo quando ancora negli ospedali italiani non se ne faceva uso (attualmente si utilizza of label, richiedendo un consenso informato).
La possibilità di fruire dell’aborto farmacologico è molto limitata tra le donne straniere, sia perché difficilmente si rivolgono al Consultorio in tempo per accedere a questa prestazione (in Italia attualmente è possibile effettuarlo entro il 49° giorno di amenorrea), sia per difficoltà linguistiche e sia per la difficoltà di accedere più volte alla struttura per effettuare i controlli.
Il fenomeno della ripetizione dell’IVG, che tra le donne straniere rappresenta il 36% mentre tra le donne italiane è il 21%, sarebbe riducibile anche mediante l’offerta di inserire uno IUD durante l’intervento.
Alcune Regioni, tra le quali Puglia, EmiliaRomagna, Piemonte e Lombardia hanno deliberato in merito alla contraccezione gratuita tra le fasce fragili della popolazione, tra le quali rientrano le donne straniere (soprattutto adolescenti di 2° generazione e multipare). Molto rimane da capire in merito all’applicazione di queste Delibere.

4) Sappiamo che per quanto riguarda l’invito allo screening per il carcinoma della mammella e il cervico-carcinoma. di una netta differenza nell’adesione a tale invito tra la popolazione italiana e straniera . Sono allo studio modalità di miglioramento della comunicazione, ma l’attenzione va rivolta alle donne non iscritte al SSN e non residenti perché più a rischio , non essendo mai state sottoposte a controlli precedenti e provenendo da paesi ad alta endemia per cervico-carcinoma.
Inoltre il Programma screening non è la semplice esecuzione del pap test o della mammografia, bensì rappresenta un percorso diagnostico-terapeutico completamente gratuito, nel quale si realizza la reale integrazione tra le strutture territoriali e quelle ospedaliere fino ai centri di terzo livello diagnostico terapeutico.
Negli impegni del gruppo c’è il monitoraggio dell’applicazione dell’Accordo Stato-Regioni del 2012 e chiediamo ai vari Gris di rappresentare un focus di osservazione specifico per le tematiche menzionate.
Notiamo una maggiore difficoltà ad accedere da parte delle donne straniere agli ambulatori STP e ai servizi che si occupano della salute dopo l’approvazione del DDL 840/2018 numero 113 cosiddetto decreto Decreto sicurezza e immigrazione. Negli ambulatori STP la prassi è quella di non scrivere referti relativi a visite di persone non regolari sul territorio per evitare che rimanga traccia dell’accesso. La preoccupazione è che molte persone per paura di essere segnalate non accedano ai servizi e che si aggravino le loro condizioni di salute.

5) Infine una particolare attenzione va data al tema della mediazione linguistico culturale, proprio legata alla salute delle donne straniere.
La mediazione linguistico culturale introdotta nei nostri servizi sanitari, sociali ed educativi da circa 20 anni , ha subìto molti cambiamenti nel corso del tempo, sia per come sono cambiate le istituzioni in questi anni, sia per il cambiamento delle caratteristiche migratorie delle persone straniere che hanno accesso ai nostri servizi. Negli anni ‘90 la figura della mediatrice linguistico culturale ( MLC) era stata introdotta per superare sia le difficoltà di comprensione linguistica e dei codici culturali delle pazienti che avevano accesso ai nostri servizi da parte degli operatori ma anche per aiutare soprattutto le donne straniere a poter aderire ai percorsi di cura che la nostra medicina occidentale propone nei vari campi della salute. In Italia non c'è un riconoscimento istituzionale di tale figura professionale e quindi non esiste un percorso formativo istituzionale omogeneo su tutto il territorio nazionale . Tale situazione ha fatto sì che varie Regioni in questi anni abbiano cercato di proporre percorsi formativi, istituendo anche degli Albi di MLC; ma sul territorio nazionale continua ad esistere una grande confusione e varietà di formazione: esistono MLC ben preparati/e ma ci sono sempre più sul mercato associazioni e cooperative di mediazione senza alcuna formazione. Questo crea un problema importante per l' immagine di questa professione, con la conseguenza che le istituzioni a volte diffidano di queste figure. Senza tralasciare il problema che il non riconoscimento istituzionale di questa professione causa una grande precarietà del lavoro e una grande disuguaglianza di remunerazione economica a secondo del contesto lavorativo in cui i mediatori/le mediatrici si trovano. Inoltre, con la presenza oggi nei nostri servizi di donne vittime di tratta, o di violenza di genere o di maltrattamento domestico di rifugiate e/o richiedenti asilo, diventa indispensabile una qualità di preparazione delle MLC, che non può essere più lasciata all’ esperienza dei singoli, ma richiede una formazione specifica ed una supervisione continua.

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