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Quando, dopo l’esplosione dell’epidemia, hanno richiesto medici volontari per far fronte alle esigenze degli ospedali, per un momento ho pensato di lanciarmi. Mi piaceva l’idea di tornare in prima linea, come da giovane medico in Africa, nella Protezione Civile, nel Soccorso Alpino… Per fortuna in me ha presto prevalso il buon senso: che uno psichiatra ultrasessantenne si offrisse per intubare ammalati era davvero troppo, anche per uno specialista in un campo che porta con sé qualche pregiudizio di bizzarria.

Così mi sono accomodato al posto che mi compete, nelle retrovie. E ho scoperto che era un ottimo punto di osservazione per riflettere con relativa calma su quanto stesse accadendo, una calma che i colleghi in prima linea probabilmente non potevano permettersi. Una prima osservazione è stata, in primo luogo, che non c’è stato, e non c’è solo il virus, in Italia. Che le persone continuano ad ammalarsi e a morire soprattutto per altre cause. Che le misure di confinamento personale sono anch’esse un fattore patogeno non da poco. Che fasce rilevanti della popolazione stavano soffrendo più di altre, e tra queste ci sono molti immigrati. E soprattutto che la comunicazione pubblica nel suo complesso non è stata, a mio parere, all’altezza della situazione.

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La SIMM insieme alle altre Associazioni presenti nel Tavolo Asilo Nazionale ha pubblicato il 9 aprile 2020 questo comunicato stampa per esprimere forte preoccupazione con la decisione del governo italiano di dichiarare che l’Italia non è più un porto sicuro per le navi straniere che nel Mediterraneo soccorrono i migranti.

"Le Associazioni del Tavolo Asilo Nazionale manifestano la propria preoccupazione per il Decreto Interministeriale emesso lo scorso 7 Aprile 2020 n. 150 in cui il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti di concerto con altri Ministri, dichiara che per l’intero periodo dell’emergenza sanitaria nazionale i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Porto Sicuro (Place of Safety) solo per le navi soccorritrici battenti bandiera straniera che abbiano soccorso esseri umani fuori dalle nostre acque SAR.

La dichiarazione appare inopportuna e non giustificabile in quanto con un atto amministrativo, di natura secondaria, viene sospeso il Diritto Internazionale, di grado superiore, sfuggendo così ai propri doveri inderogabili di soccorso nei confronti di chi è in pericolo di vita.
Si attacca ancora una volta il concetto internazionale di Porto Sicuro, la cui affermazione ha trovato conferma nelle decisioni della nostra Magistratura.

Pur consapevoli del momento complesso che ci troviamo ad affrontare, è importante garantire il rispetto dei principi di solidarietà e di umano soccorso, che non possono essere negati sulla base di tesi opinabili che riguardano la competenza nei soccorsi in mare ed il luogo in cui vadano condotti esseri umani in pericolo di vita.

E’ opportuno sottolineare che il Ministero della Salute attraverso l’USMAF si è già attrezzato per la quarantena delle Navi che hanno soccorso migranti ed ha già disposto delle linee Guida.
Inoltre è essenziale ribadire che l’Autorità preposta ad intervenire nei soccorsi è l’MRCC che riceve per primo la richiesta di coordinamento e non l’Autorità di bandiera.

Le Associazioni del Tavolo Asilo Nazionale ribadiscono che, anche in questo momento difficile per l’Italia, la Libia è un paese in guerra, dove i migranti sono oggetto di torture e schiavitù.
Attualmente la Alan Kurdi è al limite delle nostre acque nazionali in attesa che le venga assegnato un Porto Sicuro dalle nostre Autorità.
Le Associazioni del Tavolo Asilo Nazionale chiedono fermamente al Governo italiano di operare senza indugi in tal senso."

A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, Caritas Italiana, Centro Astalli, CNCA, Comunità papa Giovanni XXIII, Emergency, Europasilo, FCEI, Focus – Casa dei Diritti Sociali, Fondazione Migrantes, Intersos, Médecins du Monde - missione Italia, Oxfam Italia, Save the Children Italia, SIMM - Società Italiana Medicina delle Migrazioni
del Tavolo Asilo Nazionale

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L'Istituto Superiore di Sanità ha sviluppato il corso “Emergenza sanitaria da nuovo coronavirus SARS CoV-2: preparazione e contrasto” in modalità di formazione a distanza, accreditato per tutte le professioni e discipline ECM erogato dal 28 febbraio al 28 aprile 2020 mediante piattaforma EDUISS (www.eduiss.it). Il Corso intende orientare il personale sanitario ad affrontare l’emergenza dovuta al nuovo coronavirus SARS CoV-2 avvalendosi delle evidenze scientifiche attualmente disponibili e delle fonti ufficiali di informazione e aggiornamento.

Il corso è offerto con un metodo didattico attivo, ispirato ai principi dell'apprendimento per problemi (PBL), in cui i singoli partecipanti si attivano attraverso la definizione di propri obiettivi di apprendimento e la soluzione di un problema, ispirato al proprio contesto professionale.

Il materiale didattico preparato per il corso FAD è anche offerto in modalità off-line in dispense fino al 24 aprile per il personale che a vario titolo potrebbe essere interessato e potrebbe giovarsi della sua fruizione.  Queste dispense sono da utilizzare come base per corsi di formazione per formatori e non come materiale d’uso operativo sul campo

Laddove le circostanze non lo permettano, personale con una formazione socio-sanitaria può utilizzare il corso autonomamente, per auto-formazione

Attenzione: il corso è stato realizzato durante la pandemia, poiché si tratta di una situazione in evoluzione le informazioni potrebbero non risultare sempre allineate con i dati e le informazioni più recenti disponibili. Per tenersi quotidianamente aggiornati si rimanda pertanto alla sitografia segnalata al suo interno.

Chi fosse interessato a seguire il corso in modalità off-line, deve compilare il questionario qui disponibile  e scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., indicando il proprio nome, la professione, il territorio di attività e l’eventuale ente di appartenenza.

 

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