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Nota su circ. min. 18/6/21 e criticità vaccinali

La circolare del Ministero della Salute del 18/6/2021, con oggetto “Completamento del ciclo vaccinale nei soggetti sotto i 60 anni che hanno ricevuto una prima dose di vaccino Vaxzevria e chiarimenti sulle modalità d’uso del vaccino Janssen”, fa riferimento al parere del CTS trasmesso con circolare prot. n° 26246 dell’11-06-2021, che ha raccomandato il vaccino Janssen per soggetti di età superiore ai 60 anni, anche alla luce di quanto definito dalla Commissione tecnico scientifica di AIFA. Tale documento però contempla una deroga a tale raccomandazione, indicando che il CTS “ha inoltre previsto la possibilità che si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione, e che in assenza di altre opzioni, il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente. In particolare, il vaccino di cui trattasi potrebbe essere somministrato in determinate circostanze, come ad esempio nel caso di campagne vaccinali specifiche per popolazioni non stanziali e/o caratterizzate da elevata mobilità lavorativa e, più in generale, per i cosiddetti gruppi di popolazione hard to reach. Infatti, in tali circostanze, peraltro già indicate dal CTS, considerate le criticità relative alla logistica e alle tempistiche della somministrazione di un ciclo vaccinale a due dosi, il rapporto benefico/rischio della somministrazione del vaccino Janssen in soggetti al di sotto dei 60 anni potrebbe risultare favorevole”.

La Società Italiana Medicina delle Migrazioni (SIMM), pur accogliendo positivamente il riconoscimento della presenza di criticità all’accessibilità vaccinale per le popolazioni in condizione di marginalità sociale da parte del Ministero, esprime preoccupazione per i delicati quesiti bioetici posti dalla possibile eccezione indicata nella circolare.

Già nel febbraio 2021, insieme alle altre organizzazioni aderenti al Tavolo Immigrazione e Salute (TIS), la SIMM, chiedendo al Ministero che venissero attuate strategie volte ad aumentare l’accessibilità vaccinale per le popolazioni in condizione di marginalità sociale, aveva suggerito fra l’altro l’utilizzo di un vaccino monodose che avrebbe ridotto le difficoltà rispetto ai vaccini bidose, derivanti dalla limitata reperibilità delle persone in tale condizione.

Ma le nuove raccomandazioni del CTS e della Commissione tecnico scientifica AIFA indicano il vaccino Janssen solo per soggetti di età superiore ai 60 anni, e la possibile eccezione specificata nella circolare pone delicati quesiti bioetici, in quanto la controindicazione medica viene superata in deroga, rischiando di relativizzare la tutela della salute di quella che nella circolare è la popolazione genericamente definita "hard to reach".
(Leggi la nota integrale in allegato)

Riteniamo che, nella tutela della salute individuale e collettiva, pubblica e sociale che il Ministero della Salute ha sin qui portato avanti con impegno, i Comitati etici siano chiamati a dare indicazioni stringenti affinché vengano compiuti tutti gli sforzi possibili per aumentare accessibilità e fruibilità delle vaccinazioni, anche in doppia dose, utilizzando un approccio che abbia lo stesso livello di tutela della salute e della dignità per tutti gli esseri umani.

 

 

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Il 31 maggio 2021 a nome del Tavolo Immigrazione e Salute (TIS) e del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI), è stata inviata una lettera al Commissario straordinario Figliuolo e al Presidente della Conferenza Stato-Regioni Fedriga (in allegato), esprimendo da parte delle 32 associazioni che compongono i due tavoli, "profonda preoccupazione per la silenziosa esclusione" di gruppi di popolazione in condizione di fragilità sociale dall'accesso alla vaccinazione. "Complessivamente si tratta di centinaia di migliaia di persone, straniere e italiane, in parte già aventi diritto al vaccino (per età, per patologia o, come per i caregiver, per categoria lavorativa), ma che non possono accedervi per ostacoli meramente amministrativi". Per tale motivo viene richiesta l'emanazione di "Indicazioni nazionali che:

  • guidino le autorità sanitarie locali, indicando in particolare le giuste modalità e le scadenze temporali per uniformare le prassi in maniera tempestiva e uniforme su tutto il territorio, rendendo anche omogenea la distribuzione, la selezione dei gruppi target, le procedure di somministrazione dei vaccini a livello nazionale;
  • stabiliscano e agevolino una procedura che consenta la vaccinazione a chi si trova sul territorio nazionale pur non avendo documenti quali tessera sanitaria, documento di identità o codice fiscale prevedendo una "flessibilità" amministrativa, anche intervenendo con le opportune modifiche al portale attualmente in uso per la prenotazione telematica, onde evitare che farragini burocratiche vanifichino la necessità di dare urgente risposta a un’istanza di salute pubblica globale e comunitaria;
  • prevedano il diretto coinvolgimento delle comunità di immigrati e di mediatori culturali per favorire la trasmissione di messaggi chiave per la prevenzione nelle lingue comprese dai migranti ed in modo culturalmente appropriato e scongiurare la diffusione di informazioni non corrette ... "

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29 maggio 2021

Care socie e cari soci,

                                               desidero aggiornarvi sulle attività recenti della SIMM a proposito della vaccinazione degli immigrati senza documenti e sulle strategie che stiamo adottando.

Dopo l’articolo pubblicato da Emanuela Petrona Baviera, e ripreso da vari organi di comunicazione (tra cui vale la pena di vedere l’articolo apparso su Avvenire, https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-esclusi-dalle-vaccinazioni-unemergenza-di-salute-pubblica) l’attività della SIMM si è sviluppata su più fronti.

La questione della vaccinazione è un aspetto fondamentale, per la SIMM. Certamente, prima di tutto, da un punto di vista umanitario: per noi, per la nostra sensibilità umana riflessa nel nostro statuto e nel nostro codice etico, ogni singola persona ha un valore assoluto. Ma siamo anche consapevoli che questa nostra convinzione non valga per tutti.

Per questo è fondamentale basare le nostre iniziative anche su fatti e principi che possano essere condivisi da tutti, anche da decisori politici che non hanno la nostra stessa visione. E la nostra battaglia ha ottimi argomenti di tipo legale, tecnico-sanitario e socio-economico. Dal punto di vista legale l’articolo 32 della costituzione, che ci ricorda che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, non lascia molti dubbi, e del resto l’attuale normativa riconosce pienamente il diritto alla vaccinazione anche alle persone senza documenti. Dal punto di vista sanitario, non c’è alcun dubbio che l’interesse della collettività può essere raggiunto solo con un controllo epidemiologico completo della popolazione, senza escludere nessuno. Sul piano socio-economico vale la pena di ricordare che gli immigrati senza titolo di soggiorno sono gli stessi che entrano quotidianamente nelle nostre case per prendersi cura delle nostre famiglie e dei nostri anziani, e che riempiono i nostri piatti con il loro lavoro nelle campagne.

Ci siamo mossi secondo le nostre linee, mettendo in risalto il punto di vista sanitario della questione, divulgando la nostra posizione e partecipando a un lavoro di rete insieme alle altre agenzie che promuovono i diritti degli immigrati. In particolare abbiamo lavorato all’interno del Tavolo Immigrazione Salute, dove siamo rappresentati dal nostro presidente emerito Maurizio Marceca, e dove è presente anche l’altro nostro ex-presidente Salvatore Geraci. I nostri GRIS si sono impegnati con contatti e pressioni sulle autorità regionali da cui le vaccinazioni dipendono. Al momento abbiamo ottenuto una chiara definizione della normativa che non lascia dubbi sul fatto che le vaccinazioni devono essere fatte e consensi di principio alle nostre richieste, anche se ancora la maggior parte delle regioni non ha dato un’attuazione operativa efficace. Su questa strada, per ora, sembrano aver risolto i problemi pratici e amministrativi solo Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia.

La nostra attività continua finché questo diritto degli immigrati, e questo dovere della Repubblica non avranno piena attuazione, nell’interesse di tutta la collettività.

Vi terremo informati. A presto

                                               Marco Mazzetti, Presidente SIMM

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