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Il 24 aprile 2017 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero della Salute su "Linee guida per la programmazione degli interventi di assistenza e riabilitazione nonché per il trattamento dei disturbi psichici dei titolari dello status di rifugiato e dello status di protezione sussidiaria che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale" con i relativi schemi per i vari interventi sanitari da compiere. Le linee guida, come descritto al momento dell’Intesa Stato Regioni e P.A. che ha preceduto il decreto ministeriale, hanno come obiettivo quello di tutelare chi richiede protezione internazionale in condizioni di particolare vulnerabilità in qualunque fase del suo percorso di riconoscimento della protezione e ovunque sia ospitato, creando le condizioni perché le vittime di eventi traumatici possano effettivamente accedere alle procedure previste dalla norma e la loro condizione possa essere adeguatamente tutelata.

Le ragioni delle linee guida sono spiegate nella loro premessa e sottolineano che i richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria sono una popolazione a elevato rischio di sviluppare sindromi psicopatologiche a causa della frequente incidenza di esperienze stressanti o propriamente traumatiche. Sono persone costrette ad abbandonare il proprio paese generalmente per sottrarsi a persecuzioni o al rischio concreto di subirne. Possono anche fuggire da contesti di violenza generalizzata determinati da guerre o conflitti civili nel proprio Paese di origine. Inoltre, durante il percorso migratorio, sono sovente esposti a pericoli e traumi aggiuntivi determinati dalla pericolosità di questi viaggi che si possono concretizzare in situazioni di sfruttamento, violenze e aggressioni di varia natura compresa quella sessuale, la malnutrizione, l’impossibilità di essere curati, l’umiliazione psicofisica, la detenzione e i respingimenti. Gli eventi traumatici che li colpiscono determinano gravi conseguenze sulla loro salute fisica e psichica con ripercussioni sul benessere individuale e sociale dei familiari e della collettività.

Secondo le linee guida, per fornire una risposta adeguata è pertanto urgente riorientare il sistema sanitario italiano verso l’attenzione ai bisogni emergenti, la prossimità ai gruppi a rischio di marginalità, l’equità dell’offerta per assicurare un’assistenza sanitaria in linea con le loro necessità e nel rispetto dei principi costituzionali. E’ necessario, quindi, avviare la programmazione di strumenti operativi adeguati ad assistere questa nuova e utenza multiculturale, eterogenea, segnata in modo consistente dai traumi subiti. Certamente un’accoglienza adeguata alla complessità dei bisogni e alla tutela dei diritti di cui questi soggetti sono portatori richiede una riorganizzazione dei servizi sanitari, con definizione di procedure, di competenze e attività formativa del personale, resa difficile anche dal pesante ostacolo rappresentato dalle limitate risorse disponibili (una criticità infatti è la mancanza di previsione di risorse economiche dedicate).

La SIMM ha contribuito alla definizione del documento e intende impegnarsi, per quello di propria competenza e in particolare sul piano formativo, per la messa in pratica di queste preziose linee di indirizzo.
(liberamente tratto da quotidianosanità.it)

Categoria: News

Nel triennio 2014-2016 sono stati oltre 55.000 i minori stranieri non accompagnati (MSNA) sbarcati sulle coste Italiane. Al 31 dicembre 2016 erano oltre 17.300 quelli presenti nelle specifiche strutture di accoglienza: 6,7% femmine e quasi 10.000 i diciassettenni ma anche 46 bambini sotto i 6 anni!

Da tempo si chiedeva una legge organica al fine di rafforzare gli strumenti di tutela garantiti dall'ordinamento in favore dei minori stranieri. La Legge 7 aprile 2017, n. 47 (in G.U. 21 aprile 2017, n. 93) “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati” completa un percorso che l’Italia da tempo ha avviato.

Si tratta del primo provvedimento organico in Europa dedicato all’accoglienza e alla protezione dei tanti bambini e adolescenti che giungono da soli nel nostro territorio, scappando da realtà (guerra, persecuzione, povertà ecc.) in cui è loro negato il “diritto inerente alla vita” e al futuro (art. 6 Convenzione di New York).

In particolare, questa nuova legge risponde alle criticità del sistema italiano di accoglienza che sono emerse nel corso degli ultimi anni, ridefinendo alcuni importanti punti come:

  • Divieto assoluto di respingimento alla frontiera dei MSNA.
  • Ampliamento del divieto di espulsione. Il provvedimento di espulsione può essere adottato solo a condizione che non comporti "un rischio di danni gravi” per il minore.
  • Accoglienza, da garantire il più precocemente possibile in specifiche strutture con l’estensione dell'accesso ai servizi dello SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) a tutti i MSNA.
  • Tutela legale. E’ prevista l’istituzione di elenchi di tutori volontari su tutto il territorio nazionale e la promozione dell’affido familiare.
  • Procedura unica d’identificazione del minore. Sono introdotte maggiori garanzie procedurali, tra cui la presenza di mediatori culturali e l’armonizzazione delle pratiche di accertamento dell’età nell’ambito di un approccio olistico multidisciplinare per evitare esami medici invasivi, quanto inutili.
  • Sistema informativo nazionale dei MSNA che comprende la raccolta delle cartelle sociali contenenti tutti gli elementi utili alla determinazione del successivo percorso del minore, anche per quanto riguarda i procedimenti amministrativi e giudiziari, nel suo superiore interesse.

Questa legge, pur presentando ulteriori margini di miglioramento, rappresentata un importante passo avanti nel percorso di tutela dei diritti dei MSNA in Italia, in un’ottica d’inclusione ed equità.

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E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 12 gennaio 2017 con i nuovi Livelli essenziali di assistenza - LEA (Supplemento ordinario n. 15). Il nuovo Decreto sostituisce integralmente - a distanza di 16 anni - il DPCM 29 novembre 2001, con cui erano stati definiti per la prima volta le attività, i servizi e le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse raccolte attraverso la fiscalità generale. Gli articoli 62 e 63 (sui 64 totali) sono riferiti ai cittadini non appartenenti all’Unione Europea richiamando esplicitamente le norme del Testo Unico sull’immigrazione e del suo Regolamento (art. 34 e 35 del Decreto Legislativo n. 286 del 27 luglio 1998 e dell'art. 42 e 43 del decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 31 agosto 1999) e, di fatto, l’Accordo del 20 dicembre 2012, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sul documento recante: «Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province autonome». (Rep. Atti n. 255/CSR). Proprio da quest’ultimo è ripresa la novità più importante della parte che riguarda gli immigrati e cioè la previsione che “I minori stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno sono iscritti al Servizio sanitario nazionale ed usufruiscono dell'assistenza sanitaria in condizioni di parità con i cittadini italiani” (articolo 63, comma 4). Quando nel 2005 come SIMM presentammo alla comunità scientifica questa proposta, ad esclusione del Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Immigrato (GLNBI) e dei pediatri in genere che aderirono facendola propria e successivamente insieme coniammo lo slogan “ad ogni bambino il suo pediatra”, fummo considerati illusi e visionari. Oggi, esprimendo la nostra soddisfazione, dobbiamo però sottolineare come tutto ciò non basta: possono essere esclusi di fatto da questo diritto assistenziale i minori figli di cittadini comunitari presenti in Italia in condizione di fragilità (ENI) creando una chiara discriminazione tanto più grave in quanto si tratta di minori, e, per tutti, la non previsione di una specifica esenzione dal ticket potrebbe vanificare la norma stessa. Su questi temi la SIMM continuerà il proprio impegno.

 

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