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V Congresso Internazionale su Migrazione e Salute Mentale

Questioni circa il benessere integrale dei migranti

Roma, sabato 19 novembre 2016, h. 8:30 /19:00
c/o Pontificia Università Urbaniana - Via Urbano VIII, 16

L’evento, sotto la direzione del Prof. Joseba Achotegui, Segretario Generale della Sezione di Psichiatria Transculturale della Associazione Mondiale di Psichiatria, vedrà la presenza di organizzazioni, specialisti e professionisti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo che condivideranno pratiche e risultati del loro lavoro di ricerca e azione sul territorio.

La partecipazione al Congresso è aperta a professori, ricercatori, professionisti e a tutte quelle persone che lavorano nell’area sociale del mondo della migrazione, (appartenenti a istituzioni pubbliche o private). È quindi possibile inviare la propria proposta di intervento all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando il titolo, un abstract in inglese di massimo 250 parole e precisando se si tratta di una relazione o di un poster: per entrambi è previsto un numero limitato di accettazione. Data limite per l’invio della proposta è il 15 settembre 2016.

Il Congresso è poi aperto a tutti coloro che lavorano nel complesso e globale mondo della migrazione.
Non è necessario essere esperti e potranno partecipare sia le persone che hanno vissuto un’esperienza di migrazione sia i volontari e gli operatori di associazioni, esperienze del territorio, istituzioni pubbliche o private che lavorino con migranti

Il congresso è patrocinato da varie istituzioni; tuttavia per coprire i costi dell’organizzazione viene richiesto un contributo minimo di € 10,00 a persona che  potranno essere dati il giorno stesso dell’evento.

INFO: 347.5730360 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Allegati:
Scarica questo file (Proogramma ITA_VCongresso_int_Migrazione_SaluteMentale.pdf)Programma Congresso1709 kB

Categorie: News Rapporti

In occasione del 25° anniversario dalla ratifica della Convezione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, l’8 giugno 2016, il Gruppo CRC ha presentato il 9° Rapporto sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, alla cui redazione hanno contribuito 134 operatori delle 91 associazioni del network tra cui la SIMM. La fotografia delle persone di minore età in questi 25 anni è profondamente cambiata: nel 1991 erano 11.222.308 (il 19,7% della popolazione), il tasso di natalità era di 9,79 % (nati vivi per ogni 1000 residenti), grazie ai 556.000 nuovi nati. Nel 2015, i minorenni sono 10.096.165 (16,6%), il tasso di natalità è sceso a 8 e i nuovi nati hanno toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia (solo 488.000). Molti i progressi avvenuti in questi anni, ma le 143 raccomandazioni rivolte alle Istituzioni e contenute nel documento fanno riflettere su come il cammino sia ancora lungo. In particolare per i minori stranieri si raccomanda: al Ministero della Salute, in merito all’attuazione dell’Accordo Stato-Regioni e Province Autonome n. 255 del 20 dicembre 2012, di emanare indicazioni operative al fine di rendere finalmente possibile e uniforme nelle Regioni l’iscrizione al SSR di tutti i minori – indipendentemente dalla loro condizione amministrativa – e, in particolare, dei minori in condizioni di vulnerabilità (STP ed ENI). Si raccomanda, inoltre, l’individuazione di un codice unico di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria nazionale per i richiedenti protezione internazionale … e al Ministero dell’Interno, al Ministero della Giustizia, al Ministero della Salute e alle Regioni e Province Autonome di dare piena attuazione, anche attraverso specifiche indicazioni operative valide su tutto il territorio nazionale, al Protocollo per l’identificazione e per l’accertamento olistico multidisciplinare dell’età dei minori non accompagnati, approvato dalla Conferenza delle Regioni.

 

Categoria: News

Da oltre 10 anni il Rapporto Osservasalute dedica una parte alla salute degli immigrati andando ad analizzare e valutare nel tempo alcuni indicatori adeguatamente scelti e misurati. Abbiamo un quadro autorevole e documentato, confrontabile negli anni, che fornisce elementi di conoscenza e di riflessione. Il Rapporto 2015 non può che affrontare anche il tema degli sbarchi ed in quest’ottica i dati riportati assumono particolare interesse. Nonostante alcune incertezze l’Italia, grazie a una normativa favorevole e a un sistema sanitario universalistico, è riuscita a garantire percorsi di inclusione sanitaria anche in condizioni di grande complessità organizzativa come, ad esempio, è avvenuto per i migranti in transito. I dati sulle malattie infettive riportati, seppure non allineati temporalmente a quanto è accaduto nel 2015, non mostrano trend allarmanti, anzi rassicurano sulla tenuta del sistema rispetto all’impatto di consistenti arrivi di immigrati. Il capitolo 2015 è arricchito di specifiche esperienze di best practice, e consolida quanto già descritto nelle precedenti Edizioni del Rapporto Osservasalute: gli immigrati sono una popolazione che dimostra di avere ancora problemi nell’accesso ordinario ai servizi sanitari, ma che progressivamente tende a utilizzarli, anche se tale utilizzo riguarda soprattutto gli aspetti della cura e meno quelli della prevenzione. In ambito sanitario, inoltre, non si può parlare di immigrati come di una popolazione omogenea, in quanto sia l’accesso che l’occorrenza di specifiche problematiche di salute sono condizionate dall’appartenenza culturale e, più specificatamente, dalla competenza linguistica, dalla condizione sociale e dall’approccio delle persone alla salute e alla malattia. Ci sono, infine, delle differenze geografiche evidenziate da alcuni indicatori, non spiegabili alla luce della sola distribuzione territoriale delle comunità di stranieri, ma legate, soprattutto, all’eterogeneità delle politiche locali di tutela sanitaria e accesso ai servizi. A distanza di 3 anni dall’entrata in vigore dell’Accordo tra Stato e Regioni e Province Autonome (n. 255/2012) contenente indicazioni per la corretta applicazione della normativa sull’assistenza sanitaria alla popolazione straniera, persistono ancora differenze interpretative e ingiustificate disparità di trattamento.

Allegati:
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