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29 ottobre 2014. Presentato in tutta Italia il Dossier Statistico Immigrazione 2014. In Italia, gli stranieri residenti alla fine del 2013 sono risultati 4.922.085 su una popolazione di 60.782.668, con un’incidenza dell’8,1%. Le donne sono il 52,7% e i minori oltre 1 milione, mentre sono 802.785 gli iscritti a scuola nell’anno scolastico 2013/2014 (incidenza del 9,0% sulla popolazione scolastica complessiva), tra cui 11.470 rom. Il livello di istruzione degli immigrati è notevole: il 10,3% ha una laurea e il 32,4% un diploma (dati del Censimento del 2011). Nel 2013 i residenti sono aumentati di 164.170 unità al netto delle revisioni censuarie. Secondo la stima del Centro Studi e Ricerche IDOS la presenza complessiva degli immigrati in posizione regolare è però più alta e ammonta a 5.364.000 persone. L’immigrazione è quindi aumentata anche nel 2013, un ulteriore anno di grave crisi occupazionale, così come è aumentata in questi ultimi difficili sei anni, rivelando il suo carattere strutturale. Questo aumento, seppure ridimensionato rispetto a quello conosciuto nel decennio di inizio secolo, continuerà anche negli anni a venire e, con il trend attuale, nel 2020 verranno superati abbondantemente i 6 milioni, più dell’attuale popolazione complessiva che si riscontra nel Lazio o nella Campania, mentre prima di metà secolo gli immigrati saranno più numerosi dei 9 milioni di abitanti che conta attualmente la Lombardia. Notevole è già l’incidenza delle famiglie con almeno uno straniero (2.354.000, pari al 7,1% di tutte le famiglie residenti in Italia), che in un quarto dei casi sono miste. Nonostante il policentrismo delle provenienze (196 paesi), si riscontra una notevole prevalenza di alcune aree di origine: oltre la metà (51,1%) proviene da soli cinque paesi (Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina) e circa i due terzi (64%) dai soli primi dieci. La crisi ha influito sull’invio delle rimesse che, pur rimanendo essenziali per le famiglie e i paesi di origine degli immigrati, sono ulteriormente diminuite nel 2013 a 5,5 miliardi di euro, circa un quinto in meno rispetto all’anno precedente e molto di meno rispetto al picco raggiunto nel 2011 (7,4 miliardi di euro). Non sono mancati i casi di discriminazione segnalati dall’UNAR, che nel 2013 sono stati 1.142, dei quali 784 (pari al 68,7%) determinati da fattori di carattere etnico-razziale. L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, attraverso il Dossier Statistico Immigrazione 2014 propone una lettura realistica del fenomeno basata sulle statistiche e libera dalle ideologie, in funzione di una gestione lungimirante in grado di valorizzarne il più possibile l’apporto nella società.

 


Ottobre 2014. "Quando le ferite sono invisibili". Sarà presentato a Roma un volume curato dai soci SIMM Aragona, Geraci e Mazzetti. Il testo presenta le difficili esperienze, i bisogni di salute e le possibilità di cura dei migranti vittime di violenze intenzionali. Spesso sono profughi che arrivano in Italia da diversi luoghi di crisi geopolitica del mondo. Molti di loro hanno sofferto violenze o torture, cui spesso si sono accompagnate esperienze traumatiche legate ai difficili percorsi migratori. Dal primo gennaio al 30 settembre nel nostro paese sono sbarcate circa 139.000 persone di cui i più intercettati dall’operazione Mare Nostrum. Il 23,5% sono siriani e il 23,4% eritrei. Ad oggi i minori non accompagnati sbarcati e dichiaratisi tali sono circa 11.500 (28,5% eritrei, 16,1% egiziani, il 9,5% somali). In questi mesi, l’ennesima “emergenza” ha concentrato l’attenzione sulle difficoltà di accoglienza e, in ambito sanitario, è stato enfatizzato dai mass media e da alcune forze politiche un presunto rischio infettivologico e non la necessità di avviare percorsi di reale tutela anche dal punto di vista psico-sociale. Nel libro sono descritti i principali problemi psichici che possono svilupparsi in particolare tra chi scappa da guerre e persecuzioni, basati su una revisione della letteratura scientifica, sull'esperienza clinica degli operatori del servizio Ferite invisibili della Caritas di Roma e sui risultati dell'attività di ricerca condotta dallo stesso gruppo. Le cure per i pazienti che soffrono di patologie post-traumatiche richiedono un approccio complesso che tenga conto di diversi elementi: l'organizzazione dei servizi sociali e di salute mentale, la creazione di una rete assistenziale, le specificità degli interventi psicoterapeutici e l'utilizzo dei mediatori culturali. La parte finale del testo presenta la costruzione e validazione del LiMEs (List of Migration Experiences), una checklist per valutare le esperienze traumatiche e le difficoltà di vita in contesti migratori. Nel volume sono considerate anche le implicazioni socio-politiche ed etico-filosofiche dell'assistenza e dell'integrazione sociale dei migranti vittime di violenza intenzionale. Il libro verrà presentato a Roma (Viale di Villa Glori, 27: Casa Famiglia Caritas) il 5 novembre 2014 (8,45-13,30) con un evento durante il quale ha confermato la partecipazione anche il ministro della salute on. Beatrice Lorenzin. A tutti i partecipanti verrà data copia omaggio del volume. L’iscrizione (gratuita) è necessaria.


Settembre 2014. Tubercolosi e immigrazione. Inutile e pericoloso allarmismo. “Non c’è assolutamente una epidemia di Tbc” e “l’allarmismo non aiuta. È giusto creare l’attenzione sui problemi ma non banalizziamo e cerchiamo di dedicare al tema la giusta attenzione, mettendo in atto una serie di risposte concrete”. È quanto afferma, in una intervista al Sir, Giovanni Baglio, coordinatore scientifico della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) e medico epidemiologo dell’Inmp (Istituto nazionale salute, migrazione e povertà), a proposito della polemica in Italia a seguito di un post lanciato sul blog di Beppe Grillo e il relativo hashtag in rete “tbcnograzie” sul rischio Tbc tra i poliziotti che vengono in contatto con i migranti. “Questo degli immigrati che portano le malattie è un vecchio cliché che periodicamente viene riproposto. In realtà è un cliché che non trova conferma dalle statistiche - precisa Baglio rispondendo alle domande di Patrizia Caiffa -. Il problema della Tbc è assai complesso, quindi è necessario evitare le banalizzazioni e non scatenare gli allarmismi”. Secondo i dati del ministero della Salute forniti dall’esperto c’è stato un aumento assoluto del numero dei casi di Tbc tra i migranti: erano 1.600 nel 2003, sono saliti a 2.000 nel 2009. “Ma se poi questi dati si mettono in rapporto con l’aumento della popolazione straniera in Italia, il tasso di incidenza diminuisce drasticamente: era di 100 su 100.000 abitanti nel 2003, si è addirittura dimezzato nel 2009, con 50 su 100.000. Questo vuol dire che non c’è assolutamente una epidemia di Tbc”. “La Tbc è una tipica malattia che colpisce le classi più povere - spiega Baglio -. È chiaro che il rischio tra gli stranieri, che vivono in situazioni di più elevata marginalità e degrado, è 5/6 volte maggiore rispetto a quello degli italiani. Ricordiamo che le persone possono avere anche solo l’infezione senza la malattia. L’infezione si può curare tranquillamente, e anche la Tbc è curabilissima con un anno-quindici mesi di terapia. Non siamo di fronte a scenari di peste boccaccesca”. Il problema, a suo avviso, si affronta, “con una risposta non allarmistica ma fondata sulle buone pratiche: prevenzione individuale, tutela dei lavoratori impegnati nelle attività più rischiose, per evitare il contagio e gestirlo al meglio, attraverso sorveglianza e screening periodici. Serve uno sforzo costante per la prevenzione e l’accesso ai servizi sanitari da parte della popolazione straniera”. “Abbiamo tutti gli strumenti a disposizione - conclude - usiamoli. L’allarmismo non aiuta. È giusto creare l’attenzione sui problemi ma non banalizziamo e cerchiamo di dedicare al tema la giusta attenzione, mettendo in atto una serie di risposte concrete”.

 

Vedi anche:


30 Luglio 2014. La newsletter n. 33 di SaluteInternazionale è dedicata all'immigrazione. Un editoriale e due articoli pubblicati su saluteinternazionale.info affrontano il tema dell'immigrazione con riferimento alla governance del sistema in ambito sanitario (Maciocco), dell'accoglienza (Geraci) e della possibile integrazione almeno anagrafica (Zanchetta). Emergono criticità, problemi ma anche qualche proposta.


Luglio 2014. Infanzia Italia: Gruppo CRC, l’Italia non è un “paese per bambini”. Diffuso il 7° Rapporto su “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia” a cura del Gruppo CRC con la collaborazione, per la parte dedicata ai bambini stranieri, della SIMM. I problemi dell’adolescenza e dell’infanzia in Italia restano fortemente segnati da un contesto di difficolta economica e povertà, ma la scarsita di servizi sociali ed educativi che supportino i minorenni, fanno pagare loro un prezzo ancora più alto. Nonostante numerose evidenze scientifiche, dalle neuroscienze all'economia dello sviluppo, sottolineino l’importanza delle primissime epoche della vita per lo sviluppo cognitivo, emotivo, sociale e dell'equità dell'individuo, con effetti che durano per tutto il corso della vita, sembra che l’Italia “non sia un Paese per bambini”. Al 1° gennaio 2013 i bambini in età compresa tra gli 0 e i 3 anni in Italia erano 2.171.465 e di questi uno su cinque nasce da almeno un genitore straniero. Ogni anno nascono circa 80.000 bambini con entrambi i genitori stranieri con le donne che hanno un tasso di fecondità doppio rispetto alle donne italiane. Dalla fine del 2012 con un Accordo della Conferenza Stato-Regioni si è stabilito che tutti i minori (0-17 aa), in qualsiasi condizione giuridica presenti in Italia, devono essere tutelati dal punto di vista sanitario nel miglior modo possibile (iscrizione al SSN con un proprio medico di riferimento: pls o mmg). In molte regioni questa norma viene disattesa con forti discriminazioni tra minori.


XIII Congresso SIMM di Agrigento dal 14 al 16 maggio 2014. Oltre 200 operatori sociali e sanitari, medici, infermieri, assistenti sociali e persone interessate al tema della salute degli immigrati provenienti da tutta Italia, 21 relazioni in plenaria, 22 comunicazioni di esperienze territoriali, 66 poster esposti e commentati in due sessioni, oltre 320 gli autori degli studi e ricerche, un ricco volume degli atti di oltre 200 pagine, 5 sessioni scientifiche frequentate e partecipate con domande e dibattito proseguito anche nei momenti di pausa … sono questi i numeri del XIII Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) dal titolo esplicativo “Responsabilità ed equità per la salute dei migranti: un impegno da condividere”. Su questo concetto chiave ci si è confrontati tra operatori del servizio pubblico, con il mondo del volontariato e del privato sociale, dell’associazionismo, dell’università e delle istituzioni. Proprio questa è una caratteristica della SIMM, essere un caleidoscopio di esperienze e competenze, avere una “storia meticcia” per appartenenza ma sapersi coagulare su obiettivi comuni e condivisi. Il Congresso ha esaltato in primo luogo l’essere rete, tante diversità intrecciate e collegate tra loro, dal nazionale al locale con i Gruppi Immigrati e salute, i GrIS presenti in 14 Regioni, ma ha anche definito alleanze strategiche in base agli argomenti trattati: con l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) in particolare per una specifica attenzione sull’applicazione della normativa e per l’impegno contro le discriminazioni; con il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC) ed il Gruppo di Lavoro Nazionale Bambino Immigrato della Società Italiana di Pediatria (GLNBI–SIP) perché investire sui i bambini è garanzia di salute; con l’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale (OISG) perché l’impegno contro le disuguaglianze, la promozione dell’equità in Italia siano arricchite dall’esperienza internazionale e dallo studio e comparazione dei diversi sistemi sanitari.

 

 
Altri materiali

 


 

Accondo Stato - Regioni e P.A. sulle indicazioni per una corretta applicazione delle normative sanitarie per immigrati

Vai al Dossier  sull'Accordo del 20 dicembre 2012


 

SIMM News

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Agosto 2014. Asilo, frontiere ed immigrazione: pubblicato il manuale sul diritto europeo. Edizione 2014. La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali hanno pubblicato una guida aggiornata al diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione. Prima guida completa su queste tematiche, essa tiene conto sia della giurisprudenza della CEDU, sia di quella della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE). Contiene, inoltre, i regolamenti e le direttive pertinenti dell’UE, oltre a riferimenti alla Carta sociale europea (CSE) e ad altri strumenti del Consiglio d'Europa. Il primo manuale è stato pubblicato in quattro lingue nel giugno 2013. La seconda edizione è stata completata nel dicembre 2013, aggiornata alla luce delle modifiche legislative introdotte nell’estate 2013 in materia di asilo dell’Unione europea. Eventuali futuri aggiornamenti saranno messi a disposizione sul sito Internet della FRA (European Union Agency for Fundamental Rights) e sul sito Internet della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il manuale è destinato ad avvocati, giudici, pubblici ministeri, guardie di frontiera, funzionari dell’immigrazione e altre figure professionali che collaborano con le autorità nazionali, oltre che a organizzazioni non governative e a organismi che potrebbero essere chiamati ad affrontare le problematiche legali in uno degli ambiti analizzati nel manuale. (Fonte: www.tuttocamere.it)


Luglio 2014. Guida all'orientamento legale dei cittadini stranieri in Italia. La Caritas Italiana pubblica la edizione aggiornata della "Guida legale all'orientamento dei cittadini stranieri", un sussidio informativo, rivolto, oltre agli operatori legali delle Caritas diocesane, a tutti coloro che debbano o vogliano misurarsi con la complessa e articolata legislazione sull’immigrazione e l’asilo e necessitino di un supporto per acquisire maggiore dimestichezza con le norme che la regolano. Nella consapevolezza che si tratta di una materia in costante e continua evoluzione, il formato elettronico di questa riedizione è pensato proprio per semplificare l'aggiornamento delle parti che, nel tempo, lo richiederanno. La Guida si presenta inoltre, in questa versione aggiornata, più curata nella parte grafica, con una serie di immagini, tabelle e schemi volti a facilitare e alleggerire la consultazione. L'auspicio è che la Guida, oltre ad aiutare gli operatori e i cittadini stranieri a districarsi fra leggi, decreti e circolari particolarmente abbondanti in questo ambito, possa contribuire ad alimentare sui territori la cultura della legalità e del rispetto dei diritti delle persone.

Scarica il Testo Guida legale all'orientamento dei cittadini stranieri:


Luglio 2014. Un intervento di promozione della salute per i bambini rom. Il 30 giugno si è concluso il progetto “Integrazione ROM”, finanziato dal Fondo Europeo per l'Integrazione di Cittadini di Paesi Terzi 2007 – 2013. L’obiettivo del progetto è stato quello di assicurare la tutela ai minori rom, sostenere e agevolare l’integrazione scolastica e sociale sul territorio della provincia di Torino (nei comuni di Orbassano, Beinasco, Rivalta, Bruino, e Piossasco). Realizzato dal Consorzio CIdiS (Consorzio Intercomunale di Servizi di Orbassano) e Cooperativa San Donato, in collaborazione con l‘ong COI (Cooperazione Odontoiatrica internazionale) che ha gestito la parte di cura orale e di promozione della salute. COI ha svolto 6 laboratori sanitari di prevenzione e cure emergenziali delle patologie orali, svolte direttamente presso gli insediamenti con la tecnica ART - Atraumatic Restorative Treatment, e 11 laboratori di in-formazione sulla salute orale nelle scuole dei territori coinvolti.


Marzo 2014. Quanto costa l’assistenza sanitaria per gli immigrati? Uno studio della Regione Marche. Quando si parla di spesa sanitaria i decisori e i politici vorrebbero conoscere nel dettaglio quanto costa l’assistenza sanitaria agli immigrati, dimenticando che in generale sui costi sanitari, anche per gli italiani o alcune categorie di italiani (esempio anziani, disabili, oncologici ecc.), vi sono seri problemi di conoscenza.

Inoltre, seppure la specifica questione sia da ritenersi legittima, spesso sottende la domanda “siamo sicuri che l’Italia può permettersi di pagare l’assistenza sanitaria ‘anche’ agli immigrati?”.

La stima dei costi sostenuti per l’assistenza sanitaria agli immigrati può essere effettuata con una metodologia messa a punto negli anni dal gruppo di lavoro nazionale “Salute immigrati” a partire dalle prime valutazioni relative agli anni 2003-2005, pubblicate nel 2008.
 
Indubbiamente il diverso grado di affidabilità dei dati forniti dalle regioni e le diverse modalità di contabilizzazione impiegate dalle stesse, rende possibile effettuare solo delle stime e rende difficile il benchmark. Nella regione Marche, nel quadriennio 2007-2010, la spesa per i ricoveri per gli immigrati regolarmente residenti è intorno al 5% e quella per i ricoveri degli immigrati “irregolari” (per lo più extra-comunitari senza permesso, spesso in condizioni di marginalità sociale e senza possibilità di iscriversi al Ssn) è intorno allo 0,3%. Dati analoghi sono presenti in altre regioni e a livello nazionale. Per gli italiani e per gli immigrati “irregolari” la spesa media per ricovero è costantemente superiore rispetto a quella degli immigrati regolarmente residenti. Se si confrontano le due sottopopolazioni di immigrati, i regolarmente residenti e gli “irregolari”, il “peso” dei ricoveri per questi ultimi è maggiore rispetto a quello degli italiani e può essere addirittura superiore, soprattutto nella classe di età pediatrica (0-14 anni), a quello degli italiani. Questo ultimo dato suggerisce la necessità di una presa in carico da parte del pediatra di base ad evitare il ricorso al ricovero in condizioni di maggiore gravità con conseguenze sulla salute e sui costi. Nell’attuale contesto nazionale in cui la necessità di ottimizzare le risorse è acclarata, fornire le cure di base a chi ne ha bisogno, a partire dai gruppi più vulnerabili, significa anche assumere la responsabilità di operare in termini di efficienza, oltre che contrastare le diseguaglianze, che come noto, hanno ricadute negative su tutta la collettività (PC).


12 febbraio 2014. Ricerca Istat. Cittadini stranieri: condizioni di salute, fattori di rischio, ricorso alle cure e accessibilità dei servizi sanitari. I cittadini stranieri hanno una percezione positiva del proprio stato di salute. E lo sentono tale più degli italiani. Secondo l'Istat, infatti, per "l'87,5% le proprie condizioni di salute sono buone o molto buone a fronte dell'83,5% degli italiani". Nello specifico, a sentirsi in buona salute tra i cittadini dei Paesi Ue sono soprattutto i polacchi (88,4%) e, tra i non comunitari, i cinesi (90,2%), i filippini (90,2%) e gli indiani (88,8%). In fondo alla classifica si trovano gli ucraini (85,8%) e i marocchini (85,2%).  In assenza di disturbi o sintomi vanno dal medico il 57,5% degli stranieri, di più le donne (59,6% contro il 53,9% degli uomini) e i giovani under 14 (62,9%), di meno i cinesi (44,1%). Si rivolgono al pronto soccorso soprattutto tunisini e marocchini, meno i cinesi. Alla guardia medica si recano di più i giovani adulti e chi vive al Mezzogiorno, al consultorio soprattutto le donne tra i 25 e i 34 anni. Il 13,8% degli stranieri (di 14 anni e più) ha difficoltà a spiegare in italiano i disturbi al medico e il 14,9% a comprendere ciò che il medico dice. Lo svantaggio è maggiore per le donne, per gli over 54, per chi ha un titolo di studio basso e per le collettività cinesi, indiane, filippine e marocchine. Il 13% dei cittadini stranieri (di 14 anni e più) ha difficoltà a svolgere le pratiche amministrativo-burocratiche nell'accesso alle prestazioni sanitarie, soprattutto se cinesi o indiani. ... ... L’indagine è stata finanziata dalla Direzione generale della prevenzione del Ministero della salute per favorire la conoscenza, fino ad oggi frammentate e di difficile analisi, su specifici aspetti di fondamentale importanza quali: il legame tra condizioni di salute, stili e qualita della vita degli immigrati; l’accesso alle cure e ai servizi socio-sanitari; le differenze rispetto alla popolazione residente italiana; le difficolta incontrate dagli stranieri residenti nel rapporto con i servizi sanitari. La SIMM ha partecipato nella fase di costruzione delle domande. I dati del report forniscono un quadro sintetico in cui emergono le differenze in salute della popolazione straniera in Italia per paese d’origine. L’analisi può permettere di individuare interventi sempre più appropriati per questi gruppi di popolazione, in modo da favorire l’accesso alle cure e la mediazione culturale, quando necessario.


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