Gli studi qualitativi

Categoria: Studi qualitativi

Negli ultimi anni stiamo assistendo a un crescente utilizzo di studi qualitativi nel campo della sanità pubblica. Sempre più frequenti sono infatti ricerche che indagano la malattia a partire dalle narrazioni dei pazienti, analisi dei sistemi sanitari realizzate sulla base dei bisogni degli operatori di salute, studi sull’accesso ai servizi basati sull’esperienza dei pazienti.
Segnali significativi dell’ingresso degli studi qualitativi nello scenario della sanità pubblica giungono anche da riviste quali il British Medical Journal che, a partire dal 1995, ha pubblicato diverse serie  dedicate alla ricerca qualitativa [1-16]; allo stesso modo, la nota casa editrice Sage conta oggi all’incirca una cinquantina di monografie dedicate ai “Qualitative Research Methods”. Inoltre, sempre più spesso, i metodi qualitativi vengono inseriti nei curricula dei Master in Epidemiologia (es. London School of Hygiene, Epidemiology Principle & Practice).

Di fatto, quando si parla di studi qualitativi ci si riferisce a un insieme di metodi di ricerca mutuati dalle scienze sociali, “a specifiche tecniche volte a raccogliere dati riguardanti l’universo sociale”1, che cercano di comprendere i fenomeni nei propri contesti di riferimento. Si tratta di studi basati sull’osservazione, sull’ascolto, che si pongono domande sul perché e sul come avvengano determinati eventi, che mirano alla comprensione di fenomeni sociali nel loro contesto naturale e non sperimentale, dando enfasi a valori, significati, punti di vista e norme sociali. Quella qualitativa è una ricerca contestuale e soggettiva, che non mira a generalizzare i propri risultati, ma a renderli credibili, pur nel ristretto contesto dal quale provengono. Il ragionamento è principalmente induttivo, parte cioè dall’osservazione dei fatti per risalire, attraverso l’analisi, a una concettualizzazione.

Le migrazioni rappresentano, secondo la definizione di Sayad (1999) “un fatto sociale totale” poiché coinvolgono e spesso intervengono a modificare una molteplicità di piani (relazioni sociali, strutture economiche, relazioni e dinamiche politiche) e hanno significative dimensioni identitarie (religiose, linguistiche ad esempio) e simboliche.
In questo senso, negli studi che affrontano il tema della migrazione, la ricerca qualitativa permette di porre l’accento sulle dimensioni culturali e sui fattori sociali che influenzano insieme le decisioni e gli spostamenti di individui e collettività. La ricerca qualitativa restituisce centralità al soggetto e alla sua esperienza di vita, aspetti raramente presi in considerazione e valorizzati da metodi e prospettive più orientati alle generalizzazioni e alla reificazione. Le storie di vita diventano, infatti, strumento di accesso all’esperienza della migrazione e ai molteplici investimenti individuali e collettivi, che essa sollecita o che l’hanno sollecitata. Gli studi qualitativi, tuttavia, permettono anche di pensare l’individuo all’interno dei gruppi sociali di cui egli è parte e nei quali maturano e prendono forma le scelte e i comportamenti. Spesso conducono a fare ricerca in spazi e contesti di vita “irregolari” o “illegali”, o ad avere a che fare con contesti di lavoro segnati dallo sfruttamento e dall’irregolarità. Tutto questo per restituire voce a coloro che si trovano spesso ai margini del sistema sociale, vittime di stigmatizzazioni e pregiudizi. Questi approcci, infatti, permettono di raccogliere testimonianze e prospettive interne al fenomeno stesso, che altri approcci più esterni o “dall’alto” necessariamente sacrificano. Inoltre, la prospettiva transnazionale che interpreta il fenomeno migratorio coinvolge e influenza due realtà: quella di partenza e quella di arrivo, spesso adottata da questi approcci, restituisce complessità e completezza al fenomeno, ricordando anche che ogni immigrazione è prima di tutto emigrazione e transito, esperienza di allontanamento e distacco, ma anche che il legame non si interrompe e continua ad unire chi è partito, chi non lo è ancora ma sta per farlo e chi resta in patria, influenzando, comportamenti, pratiche, prospettive ed immaginari, sia di chi parte che di chi resta, orientando il percorso e l’inserimento nel contesto di arrivo, ma anche influenzando la vita di chi resta in termini di stili di vita e aspettative rispetto a colui che è partito e al futuro più in generale.
L’attenzione alle singole storie, inoltre, permette di superare l’idea che vede i gruppi di migranti come omogenei, restituendo la possibilità di andare oltre le etichette “etniche” o “nazionali” per recuperare la peculiarità di ogni esperienza migratoria: le condizioni storiche e politiche in cui è avvenuta la migrazione, il capitale economico, sociale e culturale dei migranti, le possibilità di accesso al mercato del lavoro o all’alloggio, ad esempio. Permettono inoltre di approfondire aspetti particolari, come le caratteristiche dell’immigrazione femminile e le sue molteplici implicazioni (dal coinvolgimento massiccio nel lavoro domestico e di cura della persona, alle implicazioni emotive connesse all’abbandono della patria e, talora, degli affetti) e studiare i processi identitari in cui sono coinvolte soprattutto le seconde generazioni, ma anche di analizzare le politiche di accoglienza e di integrazione e le istituzioni preposte a metterla in atto nelle loro variabili territoriali, o a leggere le nuove forme di socialità che si creano nel contesto di arrivo, spesso intorno a soluzioni abitative illegali o autogestite.


BIBLIOGRAFIA

1. Reeves S, Albert M, Kuper A, Hodges BD. Why use theories in qualitative research? BMJ. 2008 Aug 7;337:a949.
2. Hodges BD, Kuper A, Reeves S. Discourse analysis. BMJ. 2008 Aug 7;337:a879.
3. Lingard L, Albert M, Levinson W. Grounded theory, mixed methods, and action research. BMJ. 2008 Aug 7;337:a567.
4. Kuper A, Reeves S, Levinson W. An introduction to reading and appraising qualitative research. BMJ. 2008 Aug 7;337:a288.
5. Kuper A, Lingard L, Levinson W. Critically appraising qualitative research. BMJ. 2008 Aug 7;337:a1035.
6. Reeves S, Kuper A, Hodges BD. Qualitative research methodologies: ethnography. BMJ. 2008 Aug 7;337:a1020.
7. Meyer J. Qualitative research in health care. Using qualitative methods in health related action research. BMJ. 2000 Jan 15;320(7228):178-81.
8. Pope C, Ziebland S, Mays N. Qualitative research in health care. Analysing qualitative data. BMJ. 2000 Jan 8;320(7227):114-6.
9. Mays N, Pope C. Qualitative research in health care. Assessing quality in qualitative research. BMJ. 2000 Jan 1;320(7226):50-2
10. Keen J, Packwood T. Case study evaluation. BMJ. 1995 Aug 12;311(7002):444-6. Review.
11. Kitzinger J. Qualitative research. Introducing focus groups. BMJ. 1995 Jul 29;311(7000):299-302.
12. Britten N. Qualitative interviews in medical research. BMJ. 1995 Jul 22;311(6999):251-3. Review.
13. Mays N, Pope C. Qualitative research: Observational methods in health care settings. BMJ. 1995 Jul 15;311(6998):182-4.
14. Mays N, Pope C. Rigour and qualitative research. BMJ. 1995 Jul 8;311(6997):109-12. Review.
15. Pope C, Mays N. Reaching the parts other methods cannot reach: an introduction to qualitative methods in health and health services research. BMJ. 1995 Jul 1;311(6996):42-5.
16. Jones R. Why do qualitative research? BMJ. 1995 Jul 1;311(6996):2.



PUBBLICAZIONI MEMBRI SIMM (immigrazione e studi qualitativi)

Baglio G., Forcella E., Eugeni E., Buoncristiano M., Monfrinotti I., Napoli P.A.
Popolazione rom e accesso ai servizi socio-sanitari: un’indagine conoscitiva a Roma.
In: I servizi sanitari del Lazio e la popolazione romanì: strategie contro le disuguaglianze. Salute senza esclusioni. Pendragon, 2015. A cura di Fulvia Motta, Alice Ricordy, Giovanni Baglio, Salvatore Geraci, Maurizio Marceca

Lauria L., Forcella E., Lamberti A., Bucciarelli M., Andreozzi S., Grandolfo ME.
Indagini sul percorso nascita delle donne straniere.
In “Percorso nascita e immigrazione in Italia: le indagini del 2009”, Rapporti ISTISAN 11/12, Istituto Superiore di Sanità, 2011

Spinelli A., Forcella E., Di Rollo S., Grandolfo ME.
L’interruzione volontaria di gravidanza tra le donne straniere in Italia.
Rapporti ISTISAN 06/17, Istituto Superiore di Sanità, 2006

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