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Il Consiglio di Presidenza della SIMM, in maniera condivisa con il proprio Gruppo di coordinamento dei GrIS - Gruppi Migrazione e Salute, ha espresso il sostegno alla posizione di alcuni sindaci a favore del riconoscimento della residenza ai richiedenti protezione e alla loro iscrizione tempestiva al Servizio Sanitario Nazionale. E' stata predisposta una lettera aperta all'ANCI, a partire da una proposta del GrIS Liguria, con cui si è voluto riconoscere come opportuna l'ipotesi di concedere la residenza a persone richiedenti protezione internazionale.

Già nel comunicato “Il decreto immigrazione e le implicazioni per la salute” la SIMM aveva sottolineato che la mancata concessione della residenza costituisce un vulnus rilevante al diritto alla salute e all'assistenza sanitaria, pur garantita dalla legge alle persone migranti. Nella lettera si è nuovamente messo in rilievo che, in assenza di una residenza riconosciuta, potrebbe essere impedita l'iscrizione al SSN dei richiedenti protezione internazionale che, pur avendone diritto in quanto l’iscrizione obbligatoria si fonda sulla titolarità del permesso di soggiorno, si vedrebbero di fatto negata l'iscrizione all’anagrafe sanitaria e la piena fruibilità del diritto alle cure.

La SIMM confida che l'ANCI voglia esprimersi a favore del riconoscimento della residenza ai richiedenti protezione e alla loro iscrizione tempestiva al SSN, secondo quanto stabilito dal TU sull’immigrazione tuttora in vigore (D.Lgs. 286/98), la cui lettera deriva direttamente dall’art. 32 della Costituzione della Repubblica. E ha espresso il proprio sostegno alle ulteriori iniziative che l’ANCI vorrà intraprendere per limitare l’impatto negativo sulla salute e sull’accesso agli altri servizi che promuovono l’inclusione delle persone straniere derivanti dall’applicazione del cosiddetto Decreto sicurezza, già denunciato dalla SIMM nel comunicato precedentemente citato.

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Lettera delle organizzazioni medico-umanitarie al Parlamento:
“Correggere decreto per garantire il diritto alla salute”


25 ottobre 2018 - Il Decreto “Immigrazione e Sicurezza” comporta serie implicazioni per il diritto alla salute delle persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate sul territorio italiano, sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al Servizio Sanitario Nazionale, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone. È quanto denunciano le principali organizzazioni medico-umanitarie ¬italiane impegnate sui temi delle migrazioni e dell’asilo, in una lettera inviata oggi ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato, in vista della discussione del Decreto che si svolgerà nei prossimi giorni.

La prima preoccupazione riguarda l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che porterà un maggiore tasso di irregolarità e una conseguente maggiore vulnerabilità in termini di salute. Inoltre, sebbene siano previsti permessi per gravi motivi di salute, non è chiaro con quali criteri verranno assegnati, mentre la loro minore durata e non convertibilità in permessi di lavoro limiterà la possibilità di accedere all’assistenza sociale e ai percorsi di integrazione.

Altrettanto preoccupante è la riforma del sistema di accoglienza Sprar, considerato un modello virtuoso in tutta Europa, che sarà destinato esclusivamente alle persone titolari di protezione internazionale e dei nuovi permessi di soggiorno per casi speciali, nonché ai minori stranieri non accompagnati. In questo modo le persone richiedenti asilo resteranno escluse dai percorsi di formazione e integrazione previsti dagli Sprar e saranno costrette a lunghe permanenze nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), con ripercussioni anche gravi in termini di salute fisica e psichica. Questa situazione coinvolgerà anche persone vulnerabili come anziani, donne incinte, persone affette da disabilità, genitori soli con figli minori, tortura o violenze, che verranno inserite in centri che non prevedono misure adeguate alle loro specifiche vulnerabilità.

“La tutela della salute si realizza attraverso un pieno accesso ai servizi sanitari, ma anche attraverso la tutela di condizioni sociali come casa, reddito, istruzione, ambiente di vita e di lavoro, che determinano la salute fisica e mentale delle persone. Tanto più quando si tratta di persone sopravvissute a traumi estremi e abusi gravissimi nel Paese di origine e lungo la rotta migratoria. Il decreto mina seriamente tutto questo” dichiarano le organizzazioni firmatarie della lettera.

A completare il quadro, continua la lettera, l’allungamento dei tempi di trattenimento negli hotspot e nei Centri di Permanenza e Rimpatrio (ex CIE), per cui persone che non hanno commesso alcun reato potranno esser sottoposte a periodi di detenzione fino a 7 mesi, al termine dei quali il loro futuro resterà comunque incerto; la mancata iscrizione all’anagrafe dei residenti che, nonostante le rassicurazioni, rappresenta di fatto un ostacolo per l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale; il divieto di ingresso in alcune aree delle città (il cosiddetto Daspo urbano) che, quando applicato ai presidi ospedalieri, ostacola l’accesso alle cure, limitando i diritti costituzionali e violando il codice di deontologia medica.

La lettera è stata sottoscritta da Centro Astalli, Emergency, INTERSOS, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Medici contro la Tortura, Médecins du Monde, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere e inviata ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica e per conoscenza ai Presidenti di Camera dei Deputati e Senato e ai Ministri dell’Interno e della Salute. Molte delle criticità indicate sono già state sottoposte all’attenzione del Parlamento, in sede di audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, e sono ora incorporate in proposte di emendamento avanzate da alcuni parlamentari. In caso di mancato emendamento nella direzione auspicata, le organizzazioni firmatarie esprimono la loro ferma opposizione alla conversione in legge del Decreto.

Il testo integrale della lettera in allegato.

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Categoria: News

Il fenomeno migratorio rappresenta per il sistema sanitario una sfida sempre aperta, non solo in termini di quantificazione e analisi dei bisogni, ma soprattutto nell’ottica di un’adeguata organizzazione dei servizi. Nella fase storica attuale, infatti, la principale esigenza è quella di superare la parcellizzazione e l’estemporaneità delle soluzioni adottate nei diversi contesti regionali e locali, per approdare a pratiche di sanità pubblica e a modalità assistenziali basate sulle migliori evidenze scientifiche e improntate all’appropriatezza, all’efficienza e all’equità. A tale riguardo, elenchiamo di seguito alcune iniziative istituzionali che hanno contraddistinto il 2017 (ma anche il 2016) che oltre ad avere un valore in sé dal punto di vista politico e programmatorio, assumono anche un significato altamente simbolico, nell’ottica di un definitivo passaggio da una gestione improntata all’emergenza a una guidata dalla pianificazione e dalla capacità di governance. La cornice rimane comunque l’Accordo del 20 dicembre 2012 tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome sulle “Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e P.A.” (Rep. Atti n. 255/CSR), ancora non adeguatamente applicato, che ha fornito il giusto scenario di riferimento normativo anche per gli atti che citiamo. 

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